Capita spesso di vedere biciclette
equipaggiate con i più svariati tipi di ruote: cerchiamo di vedere
quali sono i principali parametri che influenzano le caratteristiche
di una ruota per bicicletta.
Il parametro più evidente è il peso. I
vantaggi di una ruota leggera rispetto ad una più pesante sono
evidenti a tutti: a parità di peso dunque è necessario prendere in
considerazione altri fattori come la rigidezza, l'efficienza
aerodinamica e le caratteristiche inerziali.
Rigidezza: La rigidezza di una
ruota può essere espressa attraverso tre termini: rigidezza
laterale, radiale e torsionale.
La rigidezza laterale è il rapporto tra un
carico applicato lateralmente (p.e. da destra a sinistra) e la
deformazione conseguente. Ciò può capitare quando un ciclista si
alza sui pedali per uno scatto facendo scostare la bicicletta dalla
condizione di perpendicolarità al suolo. Normalmente è un valore
sufficientemente elevato anche per le più comuni ruote a raggi, ma
una tensione nei raggi non corretta può provocare variazioni fra un
lato e l'atro.
La rigidezza radiale è il rapporto tra un
carico applicato radialmente (p.e. dall'alto in basso) e la
deformazione conseguente. La rigidezza radiale può variare in
funzione della tensione dei raggi, della costruzione del cerchio,
del materiale ecc. E' difficile da valutare per un ciclista in
quanto è il pneumatico l'elemento più flessibile (o meno rigido)
che quindi "maschera" la deformabilità del cerchio. Se
poi la bici è dotata di sospensioni allora la flessibilità del
cerchio è assolutamente trascurabile ai fini delle sensazioni di
chi è in sella. Secondo alcuni ciclisti più sensibili però le
ruote con un cerchio dal profilo più alto trasmettono più
vibrazioni alla bici.
La rigidezza torsionale è il rapporto tra
la coppia applicata al mozzo e la rotazione conseguente. (La ruota
si comporta come una molla a spirale come quelle utilizzate negli
orologi). L'effetto è rilevante soprattutto per la ruota
posteriore, alla quale è applicata la coppia motrice. Una ruota
rigida risponde con più prontezza allo sforzo applicato ai pedali
ed è quindi più reattiva durante gli scatti.
Aerodinamica: Quando la
bicicletta avanza con velocità u, la ruota compie un curioso
movimento che può essere scomposto in due tipi di moto: uno
traslatorio lungo la direzione di marcia della bicicletta; l'altro
rotatorio intorno all'asse dei mozzi. Il moto effettivo è una
rotazione attorno al punto C (Fig. 1) - detto Centro di Istantanea
Rotazione - tale per cui il punto O (mozzo) ha velocità u (la
velocità di avanzamento della bici), alcuni
punti hanno velocità inferiori (il punto C ha velocità nulla)
altri superiori (il punto P ha velocità doppia).

Fig. 1 - Il movimento di
una ruota
Detta W
la velocità di rotazione, la velocità del generico punto Q è data
da:

L'aria investe quindi la ruota non con
un campo di velocità uniforme (come per il resto della bici) ma con
velocità differenti da punto a punto. Ciò contribuisce alla
complessità delle forze aerodinamiche che ne derivano. Tali forze,
per semplificare, possono essere ricondotte a due componenti:
resistenza (lungo la direzione del vento relativo) e portanza (in
direzione perpendicolare al vento relativo). Tali componenti sono
evidenziate in Fig 2.
Portanza e Resistenza possono essere espresse analiticamente
come:

con evidente significato dei simboli. La resistenza è data da
due contributi (trascurando per ovvi motivi la resistenza legata
alla formazione di onde d'urto in regime supersonico):
- resistenza causata da fenomeni viscosi, turbolenza,
generazione di scia ecc. detta "resistenza di forma"
- resistenza causata dalla generazione di portanza, detta
"resistenza indotta". Il coefficiente di resistenza
indotta può essere calcolato come:

Fig. 2 - Portanza e Resistenza per un
ciclista
dove A è l'allungamento. (Per allungamento si intende il
rapporto tra il quadrato dell'apertura e la superficie). E' evidente
che maggiore è l'allungamento, minore è il coefficiente di
resistenza indotta. Nel caso di
una ruota tale valore è pari a 1.27. Per fare un confronto, l'ala
dell' Airbus A320 ha un allungamento di 9.5, mentre quella di un
aliante può superare il valore di 30.
In una ruota convenzionale il
maggior contributo alla resistenza è dato dai raggi: il
coefficiente di resistenza di un raggio a sezione circolare (nel
campo di velocità tipico di una bici) vale circa 1.

Fig. 3 - Coefficienti di
resistenza
Il metodo più semplice per
ridurre la resistenza è quindi l'eliminazione totale dei raggi
(ruota lenticolare). Questa soluzione però presenta un
inconveniente: nel caso di angoli di incidenza aerodinamica anche
piccoli (come può accadere in caso di vento al traverso, vd Fig. 2)
si genera portanza (la ruota si comporta come un grande frisbee). La
portanza può sbilanciare il ciclista ma soprattutto, come visto
sopra, crea resistenza indotta che, a causa del basso allungamento
della ruota, può assumere valori anche elevati. L'utilizzo della
ruota lenticolare è quindi limitato ai casi di totale assenza di
vento o alle corse su pista (furono utilizzate da Francesco Moser
per il record dell'ora).
Una soluzione alternativa è quella delle
ruote a razze, in cui il coefficiente di resistenza delle razze,
sagomate in maniera opportuna, può essere molto ridotto (vd Fig. 3)
e gli effetti legati alla portanza possono essere
trascurabili.
Un buon compromesso può essere raggiunto
riducendo il numero dei raggi ed utilizzando raggi di sezione
"schiacciata", più vicina alla forma a goccia che - nel
campo di velocità tipico per una bicicletta - riduce il
coefficiente di resistenza. Inoltre il cerchio ha un profilo più
alto, quindi il raggio è più corto e la velocità massima del
raggio è più bassa (vd Fig. 1). La resistenza dei raggi viene
così ridotta e probabilmente anche la resistenza creata dal cerchio
è minore.
Un altro elemento da considerare è
l'accoppiamento pneumatico/cerchio: la presenza di spigoli più o
meno marcati nella zona di contatto tra pneumatico e cerchio causa
turbolenze nocive al nostro coefficiente di resistenza, quindi
attenzione ai particolari! (State già pensando di applicare del
silicone tra pneumatico e cerchio per eliminare qualsiasi
discontinuità? Attenzione all'incremento di peso e alla
bilanciatura della ruota...).
Inerzia: Come è
noto dai tempi di Newton, l'applicazione di una forza causa una
accelerazione proporzionale alla massa (F = m * a).
Un principio analogo vale nel caso dei
corpi in rotazione. Come è noto agli utilizzatori di centrifughe
scola-insalata, mettere in rotazione il cestello richiede uno sforzo
maggiore quando questo è pieno rispetto a quando è vuoto. Possiamo
affermare quindi che C = J * a, dove C è la coppia applicata, J è
il momento di inerzia e a è l'accelerazione angolare. Per essere
precisi, C e a sono vettori quindi J è in realtà un tensore
(tensore di inerzia). Senza addentrarci nei meandri del calcolo
tensoriale, nelle nostre ipotesi possiamo limitarci a considerare
per J il solo momento di inerzia attorno all'asse di rotazione,
ovvero l'asse dei mozzi. Per un corpo "puntiforme" di
massa m posto a distanza R da un punto O, il momento di inerzia è
dato dal prodotto della massa per il quadrato della distanza di m da
O: J = m * R * R.
Per calcolare il momento di inerzia di un
corpo esteso è necessario scomporre il corpo in tanti piccoli
elementi e poi sommare il contributo di ciascuno (ovvero, in termini
matematici, fare l'integrale). E' da notare la dipendenza dalla
distanza R: il contributo al momento di inerzia della nostra ruota
è maggiore per la valvola di gonfiaggio (pochi grammi ma a grande
distanza dall'asse di rotazione) che per il mozzo (maggiore massa,
ma piccolo R).
Per gli utilizzatori di centrifughe
scola-insalata: provate a mettere nel cestello due oggetti di massa
uguale (per evitare sbilanciamenti) in due punti opposti e distanti
rispetto all'asse di rotazione). Chiudete il coperchio e fate girare
il cestello. Poi ripetete l'esperimento mettendo le due masse il
più vicino possibile all'asse di rotazione. Noterete la differenza
nel girare la manovella: la massa totale non cambia, il momento di
inerzia sì.
Per gli utilizzatori di biciclette, invece,
si pone il problema di scegliere la ruota migliore in funzione del
percorso. Cercheremo ora di dare una valutazione dell'effetto del
momento di inerzia sul comportamento della bici, a parità
ovviamente, di massa totale della ruota.
- Ruote ad alto momento di inerzia. Hanno
una maggiore tendenza a conservare il loro stato, quindi richiedono
uno sforzo maggiore per raggiungere la velocità "di
crociera", ma poi la mantengono con più facilità. Piccole
perturbazioni (una raffica di vento contrario, una breve pausa nella
pedalata) hanno scarso effetto sulla velocità e quindi sul ritmo di
pedalata del ciclista. Sono quindi da preferire quando si devono
percorrere lunghi tratti a velocità costante, come nelle cronometro
o in pista (record dell'ora). Un alto valore del momento di inerzia
(specie per la ruota anteriore) ha anche l'effetto di rendere la
bici più stabile nel mantenere la traiettoria ma meno propensa ad
inserirsi in curva (da evitare quindi se si intende percorrere una
lunga discesa ricca di tornanti).
- Ruote a basso momento di inerzia. Sono
più inclini ai cambiamenti di velocità. La bici risulta più
reattiva ai colpi di pedale ed anche più manovrabile. Sono da
preferire nei percorsi ricchi di cambi di ritmo e che richiedono
scatti ripetuti, ad esempio salite o percorsi cittadini con curve ad
angolo retto. Il sistema più semplice per ridurre il momento di
inerzia è ridurre il diametro della ruota: infatti sempre più
spesso si vedono nelle tappe in salita ruote da 26" anziché
28". Provate la "Graziella" con ruote da 10" per
rendervene conto...
Per concludere possiamo
dire che la scelta del tipo di ruota dipende dal percorso e dalle
condizioni (e dalla disponibilità economica...), e che non esiste
una ruota migliore in assoluto ma, come spesso accade, si tratta di
scegliere il miglior compromesso fra le diverse esigenze, a volte
contrastanti, per ogni condizione di utilizzo.
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